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Stazioni Botaniche Alpine Stampa E-mail

LE STAZIONI BOTANICHE ALPINE


Le Stazioni Botaniche Alpine formano l’anello di giunzione tra la conservazione in situ ed ex situ, anche in ragione della loro identità che le distingue dal classico “giardino botanico”. In esse, infatti, gli interventi umani sono ridotti al minimo e sono valorizzate le fitocenosi già naturalmente insediate; non sono presenti specie esotiche o ornamentali, ma solo taxa delle Alpi Liguri e Marittime. Inoltre, la disposizione spazio temporale delle specie non segue i criteri della “successione fenologica” ma rimarca, piuttosto, la loro funzione nell’ambito del corteggio floristico di appartenenza.

 

La “Stazione botanica alpina E. Burnat / C. Bicknell”, dedicata a questi due celeberrimi esploratori, è situata presso il Pian del Lupo, ad una quota compresa tra 1970 e 2000 m slm. È costituita da un substrato siliceo ed ha una superficie di circa 1 ettaro. All’interno dell’area sono individuabili fitocenosi quali il ginepreto, l’ontaneto, il rodoredo, il megaforbieto, la torbiera, il pascolo umido, lo sfagneto, il pascolo e il popolamento delle rupi silicee.

 

La “Stazione botanica alpina Danilo Re”, in memoria del guardaparco deceduto in servizio nel 1995, si trova presso il laghetto del Marguareis ad una quota media di 2000 m slm. Il substrato è formato da calcari marnosi e da porfidi quarziferi. In essa si individuano le rupi silicee, i pascoli rocciosi su silice, le rupi calcaree, i pascoli rocciosi su calcare, il ghiaione siliceo, il ghiaione calcareo e una zona umida.

 

Nell'ambito delle attività del Centro per la Biodiversità Vegetale le Stazioni Botaniche Alpine rappresentano lo strumento per approfondire le conoscenze sulla biologia di alcune specie rare, endemiche o a rischio di estinzione, e agiscono da richiamo didattico e scientifico verso i viaggiatori e gli appassionati.

Esse sostengono le azioni di comunicazione e contribuiscono a creare una coscienza ambientale; il loro fine è inoltre quello di interpretare e riprodurre lo spirito della ricerca che animava i botanici dei secoli scorsi, stimolando i visitatori all’interesse per la biodiversità attraverso una lettura ravvicinata degli habitat e delle specie più rappresentative.

Il viaggiatore è invitato a passeggiare nelle stazioni botaniche solo dopo aver percorso il sentiero che dal Pian delle Gorre porta al rifugio Garelli e aver attraversato le fasce altitudinali della vegetazione.

L'approccio con questi ambienti che sanno offrire scenari sempre nuovi sino a rivelare le cime maestose del Marguareis dovrebbe culminare in una nuova concezione del contatto con la natura: la visita alle stazioni dovrebbe stravolgere i canoni della rapidità e della facilità cui siamo quotidianamente sottomessi, in favore della lentezza, della riflessione e del minimo sforzo fisico.

Le Stazioni Botaniche Alpine racchiudono infatti la sintesi di quanto in parte il viaggiatore ha già visto lungo il cammino, mostrandogli i dettagli e la conoscenza tangibile e consapevole sia delle specie che di alcuni degli habitat che ha attraversato e conducendolo, inoltre, alla visita ravvicinata (e qui facilitata) degli ambienti e dei taxa che difficilmente riuscirà ad incontrare nella sua breve permanenza.

Ecco dunque il duplice obiettivo della visita alle stazioni: in primis stravolgere l'approccio classico alla meta, ricoducendola ad un pretesto per rallentare e incontrare, osservare e interrogarsi, per divenire curiosi ed esploratori. Infine, attraverso le stazioni alpine, trovare le risposte, confermare le osservazioni, alimentare (perchè no?) i dubbi e, soprattutto, consapevolizzare.