INTRODUZIONE
La conservazione ex-situ, cioè al di fuori dell’ambiente di origine
delle specie, racchiude buona parte delle azioni per lo studio e la
valorizzazione della biodiversità e rappresenta l’unica alternativa là
dove la conservazione sul terreno (in situ)
non è applicabile.
Al fine di poter agire al meglio in questi due differenti contesti il
costituendo Centro per la Biodiversità Vegetale (CBV) si è dotato negli
ultimi anni di una serie di strutture per la ricerca e lo studio delle
specie rare, vulnerabili e a rischio di estinzione.
In particolare, il debutto della ricerca ex situ, ha seguito le linee
guida della legge nazionale (Piano Nazionale per la Biodiversità, 1997
– Azione 7), di quelle regionali (L.R. 32/82, L.R. 22/83 e L.R. 45/97)
e dello statuto del Parco ed è stato reso possibile grazie al sostegno
finanziario del progetto Interreg IIIA “Alcotra” Italia-Francia.
Nel 1997 la realizzazione delle due stazioni botaniche alpine
Bournat/Bicknell e Danilo Re ha dato avvio alla prima fase di lavori
per la valorizzazione del patrimonio floristico locale. Nel 2003 è
stato presentato il programma per l’istituzione della banca del germoplasma
vegetale ed è stata stipulata una convenzione con l’Università di
Torino, infine, nel marzo 2004 è stato stilato un primo accordo di
collaborazione con il Vivaio
Regionale Gambarello di Chiusa Pesio.
Questi strumenti, oggi a nostra disposizione, costituiscono dunque la
base tecnica e scientifica per realizzare buona parte della ricerca ex
situ.
LA COMUNICAZIONE
L’uso razionale delle risorse umane, strumentali e finanziarie così
come il raggiungimento di importanti risultati dipende in buona parte
dai canali di informazione che si vengono a creare. Lo scambio delle
esperienze e delle conoscenze attraverso la rete degli addetti ai
lavori incrementa le opportunità di confronto e l’autocritica di
ciascuno. Ciò non può che giovare a un campo di ricerca come quello
della conservazione ex situ, ancora in fase sperimentale e che, proprio
per questo, necessita di uno spirito di intraprendenza e di intuizione
che difficilmente può esprimersi a livello locale. La comunicazione
condotta su larga scala, tra Enti e network che operano in situazioni
fitogeografiche differenti, è perciò garanzia della validità delle
scelte intraprese e delle azioni in corso.
CONCLUSIONI
Il plasma germinale custodito attraverso le strategie ex situ
costituisce la fonte di energia vitale che, in opportune condizioni
ambientali, può essere risvegliata e rigenerata per i diversi fini
conservazionistici. In conclusione possiamo affermare che esso è il
testimone vivente e latente dei processi evolutivi in corso e
dell’adattamento genetico delle specie alle perturbazioni esterne:
insomma, una sorta di istantanea della biodiversità vegetale
interspecifica e intraspecifica del nostro tempo.