Aspetti generali e interazioni tra
attività in situ ed ex situ La conservazione ex situ, realizzabile
anche grazie alle banche del germoplasma, è una metodologia di
mantenimento delle specie che risale ad alcune decine di anni fa e
comprende a livello mondiale, circa 250 banche organizzate in molti
casi in network nazionali; nella nostra penisola sono operativi circa
dieci istituti, per lo più afferenti alle Università, agli Orti
Botanici e al CNR.
Il nord Italia, in questo senso, risulta rappresentato dalla
Trentino Seed Bank del Museo di Scienze Naturali di Trento, per l’area
alpina orientale, e dal Dipartimento di Ecologia del Territorio
dell’Università di Pavia, per l’area alpina centrale.
L’arco alpino occidentale non presenta ancora istituzioni di questo
genere e vede conservate in banca solo alcune specie comuni al versante
francese e custodite nelle strutture del Conservatoire Botanique
National Alpin di Gap (CBNA).
La ricchezza eccezionale del nostro territorio, a cavallo tra Alpi e
Mediterraneo, necessita dunque di essere valorizzata e tutelata anche
attraverso la conservazione ex situ.
La conservazione ex situ consiste nella raccolta del germoplasma
(rappresentato da semi, bulbilli, spore, pollini, meristemi ecc.)
direttamente nella stazione di origine della specie o, in taluni casi,
nella banca colturale del vivaio e nella sua custodia in appositi
locali condizionati nella temperatura e nell’umidità relativa. Le fasi
successive alla raccolta e che precedono lo stoccaggio definitivo (che
avviene all’interno di celle frigorifere) sono numerose e piuttosto
delicate e sono finalizzate a garantire la vitalità del germoplasma per
periodi di tempo medio lunghi (fino a decine di anni).
La conservazione nelle celle frigo non va comunque interpretata come
operazione finale. Questo passaggio rappresenta infatti solo una delle
tappe del ciclo di conservazione e come tale viene periodicamente
sottoposto a un vaglio per testare la vitalità e il potere germinativo
dei semi e per procedere alle eventuali operazioni di rigenerazione.
Ecco quindi evidenziato il punto di giunzione tra il lavoro in situ
e quello ex situ, concretizzato in un continuum tra queste due
tipologie di approccio che si sostengono vicendevolmente: la ricerca
condotta nelle strutture artificiali della banca e del vivaio fornisce
gli elementi conoscitivi per le attività di recupero ambientale, per
l’individuazione della variabilità genetica esistente, per la
pianificazione dei monitoraggi e per l’analisi delle possibili cause di
regresso dei taxa. D’altra parte le azioni condotte direttamente sul
campo apportano le informazioni utili derivanti dai rilievi floristici
e vegetazionali, dai monitoraggi sulle aree di studio, dalle nuove
segnalazioni, dalla tassonomia e dalla corologia, tutte attività,
queste, svolte dal nostro Centro di Floristica, dall’IPLA e dalla
nascente Rete Piemontese dei collaboratori botanici.
La struttura
La
banca del germoplasma è una struttura dotata di strumentazione tecnica
e scientifica in grado di accogliere materiale vegetale di diversa
natura, analizzarlo, selezionarlo, testarne la vitalità, sottoporlo a
processi di condizionamento igro-termico e, infine, stoccarlo in celle
frigo a bassa temperatura (una a +4°C, per la collezione attiva e una a
-18°C, per la collezione di base).
La banca si avvale inoltre di supporti e consulenze esterne per
analisi di laboratorio di particolare complessità e per ricerche
specifiche nel campo della micropropagazione e della riproduzione in
vitro.
Il CBV si è dotato degli spazi e delle apparecchiature necessarie ad
espletare tutti i passaggi utili a questi processi avvalendosi, nello
specifico, di un locale per la selezione e la pulizia delle accessioni,
di un laboratorio di germinazione, di una camera di essiccazione e di
due celle frigo.
Il trattamento del germoplasma in entrata nella banca (detto
“accessione”), compresa la sua raccolta in situ, fino alla sua
eventuale rigenerazione nella camera colturale, viene documentato su
schede di lavoro appositamente concepite.
Le procedure: La raccolta e la selezione del germoplasma
Questa fase è organizzata in funzione delle informazioni apprese
dalla bibliografia e dal Data Base del Piemonte, e consente di
individuare tutte le variabili presenti a livello di stazione, di
habitat e di specie. Il prelievo del materiale vegetale (che
normalmente è rappresentato da semi) è effettuato seguendo un rigido
protocollo che limita la possibilità di errore e la perdita di plasma
germinale. I botanici incaricati della raccolta devono prelevare nel
luogo e nel momento ideali senza compromettere la maturazione e la
vitalità dei semi, rispettando la popolazione esistente e campionando
in modo da ottenere una buona rappresentatività della variabilità
genetica presente.
Il materiale così raccolto viene tempestivamente consegnato alla
banca dove prendono avvio le diverse fasi di trattamento. I lotti
vengono analizzati e selezionati per eliminare i semi vani o quelli
infestati da patogeni. Questo tipo di lavoro richiede molta pazienza e
accuratezza delle operazioni per evitare di conservare campioni di
germoplasma non vitali o con contaminazioni latenti.
Durante questi passaggi i semi, se nelle condizioni ideali di
maturità morfo-fisiologica, possono essere separati dai frutti ed
essere sottoposti a dei test. Uno di questi è il test di valutazione
del contenuto idrico interno (moisture content), importante per
comprendere se si tratta di semi ortodossi (con % di umidità
all’equilibrio comprese tra 12-15%), di semi recalcitranti (con % di
umidità > 70%) o di semi intermedi (40-50%).
Il
contenuto di umidità è fondamentale per stabilire la tipologia di
conservazione da mettere in atto, individuare la tolleranza alla
disidratazione, i tempi e i modi per realizzarla e la longevità stimata
dei campioni collezionati.
Se il campione di germoplasma a disposizione è insufficiente si
procede alla rigenerazione delle piante cercando di stimarne pure la
germinabilità e procedendo alla rigenerazione in vivaio. I semi
germinati in laboratorio vengono così trasferiti al vivaio dove sono
seguiti nelle fasi di crescita fino alla fioritura delle piante e alla
loro disseminazione. La nuova generazione di semi permetterà di
iniziare tutti i test utili anche per una corretta redazione dei
protocolli di riproduzione. Il laboratorio della banca del germoplasma
è la struttura indispensabile per preparare i substrati destinati ai
test di germinazione, analizzare la vitalità dei lotti, valutare il
contenuto di umidità, e per tutte le operazioni di trattamento e
condizionamento del germoplasma.
Le apparecchiature e le competenze specifiche dell’Università di
Torino completano l’apporto delle conoscenze, indagando a livello
genetico sulla variabilità delle popolazioni e sui possibili metodi
alternativi di rigenerazione (ad esempio: micropropagazione e
riproduzione in vitro).
Le procedure: L’essicazione
La fase più delicata nella gestione delle accessioni è la
disidratazione dei semi. Si tratta di un processo piuttosto lungo (può
durare anche molti mesi) che per essere eseguita correttamente comporta
una conoscenza approfondita della morfologia dei tegumenti e di tutti i
parametri fisiologici coinvolti nello sviluppo e nella maturità del
seme. Gli stadi di sviluppo dalla fecondazione dell’ovulo all’emergenza
della radichetta sono infatti fortemente condizionati da fattori di
natura meccanica, chimica, morfologica e fisiologica. Tali fattori
possono agire a favore della germinazione ma anche, in condizioni non
favorevoli, innescare dormienze più o meno difficili da gestire.
Le barriere alla germinazione possono perciò essere interpretate
come delle forme di difesa e di sopravvivenza attivate dalle piante per
superare i momenti critici e le condizioni ambientali più sfavorevoli:
costituiscono le strategie per la conservazione della specie e per la
trasmissione del DNA alla discendenza.
L’essicazione
avviene in una camera appositamente concepita all’interno della quale i
valori di temperatura e di umidità relativa sono mantenuti costanti
(15-20°C e 15-20% UR). Ogni categoria di semi (ortodossi,
recalcitranti, intermedi) tollera un processo di disidratazione
differente, che se oltrepassato nei tempi e nei modi può comprometterne
la vitalità. Un altro importante fattore da monitorare è lo stato di
maturazione del seme: la sua esatta individuazione ci avverte sullo
sviluppo completo del seme e sulla sua tolleranza alla perdita di
acqua. Una volta che il seme è divenuto igroscopico (cioè pronto per la
disidratazione) è necessario ridurre al minimo le variazioni di umidità
dell’ambiente in cui si trova, rispettando i suoi tempi di
disidratazione e monitorando periodicamente la sua variazione di peso
fino al valore predefinito.
La disidratazione dei semi rappresenta ancora oggetto di dibattito e
di sperimentazione nell’ambito degli Enti di ricerca e, per questo, le
metodologie seguite possono essere anche piuttosto diverse tra loro. In
alcuni casi è stata messa a punto anche una forma di liofilizzazione
più o meno spinta che ha fornito risultati più che soddisfacenti e che
presto adotteremo ai fini sperimentali in collaborazione con il
Conservatoire Botanique National Méditerranéen di Porquerolles (CBNMP).
Le procedure: Il confezionamento
Raggiunta
la percentuale di umidità interna ideale per garantire la vitalità dei
semi si procede al loro confezionamento. Anche questo è un passaggio
che richiede accuratezza e precisione e che può essere eseguito con
modalità diverse. In taluni casi si fa uso di buste di alluminio
multistrato, in altri di arbarelle di vetro con guarnizione in gomma
naturale, in altri di provette di vetro chiuse alla fiamma con
ossigeno-propano. La nostra banca ha deciso di seguire il modello del
CBNMP avvalendosi di vials e boccette in vetro pirex ad uso
farmaceutico, con chiusura ermetica. I lotti più piccoli contenuti
nelle fialette vengono inoltre introdotti in contenitori in plastica
pratici per la classificazione e antiurto. All’interno delle fialette
vengono riposti i semi, un setto di cotone idrofobo e uno strato di
alcuni centimetri di silica gel. Questo ultimo è uno strumento
fondamentale per il controllo periodico delle accessioni e la
valutazione del loro stato di disidratazione. Infatti, il viraggio dal
giallo all’azzurro di tale sostanza indica senza ombra di dubbio una
presenza di umidità proveniente dai semi (magari non ben disidratati) o
dall’esterno (e allora può trattarsi di un problema di sigillo non
ermetico).
Le procedure: Lo stoccaggio
La collocazione delle accessioni nelle celle frigo rispecchia il
quantitativo di semi a disposizione e la possibilità di creare una
collezione di base da congelare a -18°C e da monitorare periodicamente
(ogni 3-5 anni), destinata a periodi medio lunghi di conservazione, e
di una collezione attiva conservata a +4°C, utilizzabile per tutti i
fini di ricerca e di studio del germoplasma e riservata a restare nelle
celle per periodi più brevi. Lo spazio a disposizione nelle celle è
piuttosto limitato e dunque deve essere sfruttato nella maniera più
razionale possibile.
Il
recupero dei lotti e delle accessioni deve essere concepito secondo un
ordine preciso dando la priorità all’anno di conservazione e ad
opportuni codici di riconoscimento. In questa fase come in tutti gli
altri passaggi l’ordine rappresenta un imperativo assoluto e
fondamentale per evitare di incorrere in confusioni, perdita di
materiale, di dati e di tempo.
Le procedure: I test di vitalità
Per preservare inalterato il potere germinativo del plasma è
necessario che i semi conservati sviluppino, germinando, piante
complete in grado di riprodursi, anche dopo svariato tempo.
Questa importante valutazione viene fatta attraverso l’avvio di test
che misurano la percentuale e la velocità di germinazione. Essi sono
condotti, nel caso si tratti di specie già studiate, seguendo appositi
protocolli che indicano passo passo le modalità cui sottoporre i lotti
in termini di trattamenti, di condizionamento idrico, termico e di
fotoperiodo, nonché le eventuali procedure preventive per il
superamento delle dormienze.
Aspetti generali e interazioni tra attività in situ ed ex situ La
conservazione ex situ, realizzabile anche grazie alle banche del
germoplasma, è una metodologia di mantenimento delle specie che risale
ad alcune decine di anni fa e comprende a livello mondiale, circa 250
banche organizzate in molti casi in network nazionali; nella nostra
penisola sono operativi circa dieci istituti, per lo più afferenti alle
Università, agli Orti Botanici e al CNR.
Il nord Italia, in questo senso, risulta rappresentato dalla
Trentino Seed Bank del Museo di Scienze Naturali di Trento, per l’area
alpina orientale, e dal Dipartimento di Ecologia del Territorio
dell’Università di Pavia, per l’area alpina centrale.
L’arco alpino occidentale non presenta ancora istituzioni di questo
genere e vede conservate in banca solo alcune specie comuni al versante
francese e custodite nelle strutture del Conservatoire Botanique
National Alpin di Gap (CBNA).
La ricchezza eccezionale del nostro territorio, a cavallo tra Alpi e
Mediterraneo, necessita dunque di essere valorizzata e tutelata anche
attraverso la conservazione ex situ.
La conservazione ex situ consiste nella raccolta del germoplasma
(rappresentato da semi, bulbilli, spore, pollini, meristemi ecc.)
direttamente nella stazione di origine della specie o, in taluni casi,
nella banca colturale del vivaio e nella sua custodia in appositi
locali condizionati nella temperatura e nell’umidità relativa. Le fasi
successive alla raccolta e che precedono lo stoccaggio definitivo (che
avviene all’interno di celle frigorifere) sono numerose e piuttosto
delicate e sono finalizzate a garantire la vitalità del germoplasma per
periodi di tempo medio lunghi (fino a decine di anni).
La conservazione nelle celle frigo non va comunque interpretata come
operazione finale. Questo passaggio rappresenta infatti solo una delle
tappe del ciclo di conservazione e come tale viene periodicamente
sottoposto a un vaglio per testare la vitalità e il potere germinativo
dei semi e per procedere alle eventuali operazioni di rigenerazione.
Ecco quindi evidenziato il punto di giunzione tra il lavoro in situ
e quello ex situ, concretizzato in un continuum tra queste due
tipologie di approccio che si sostengono vicendevolmente: la ricerca
condotta nelle strutture artificiali della banca e del vivaio fornisce
gli elementi conoscitivi per le attività di recupero ambientale, per
l’individuazione della variabilità genetica esistente, per la
pianificazione dei monitoraggi e per l’analisi delle possibili cause di
regresso dei taxa. D’altra parte le azioni condotte direttamente sul
campo apportano le informazioni utili derivanti dai rilievi floristici
e vegetazionali, dai monitoraggi sulle aree di studio, dalle nuove
segnalazioni, dalla tassonomia e dalla corologia, tutte attività,
queste, svolte dal nostro Centro di Floristica, dall’IPLA e dalla
nascente Rete Piemontese dei collaboratori botanici.
La struttura
La banca del germoplasma è una struttura dotata di strumentazione
tecnica e scientifica in grado di accogliere materiale vegetale di
diversa natura, analizzarlo, selezionarlo, testarne la vitalità,
sottoporlo a processi di condizionamento igro-termico e, infine,
stoccarlo in celle frigo a bassa temperatura (una a +4°C, per la
collezione attiva e una a -18°C, per la collezione di base).
La banca si avvale inoltre di supporti e consulenze esterne per analisi
di laboratorio di particolare complessità e per ricerche specifiche nel
campo della micropropagazione e della riproduzione in vitro.
Il CBV si è dotato degli spazi e delle apparecchiature necessarie ad
espletare tutti i passaggi utili a questi processi avvalendosi, nello
specifico, di un locale per la selezione e la pulizia delle accessioni,
di un laboratorio di germinazione, di una camera di essiccazione e di
due celle frigo.
Il trattamento del germoplasma in entrata nella banca (detto
“accessione”), compresa la sua raccolta in situ, fino alla sua
eventuale rigenerazione nella camera colturale, viene documentato su
schede di lavoro appositamente concepite.
Le procedure: La raccolta e la selezione del germoplasma
Questa fase è organizzata in funzione delle informazioni apprese
dalla bibliografia e dal Data Base del Piemonte, e consente di
individuare tutte le variabili presenti a livello di stazione, di
habitat e di specie. Il prelievo del materiale vegetale (che
normalmente è rappresentato da semi) è effettuato seguendo un rigido
protocollo che limita la possibilità di errore e la perdita di plasma
germinale. I botanici incaricati della raccolta devono prelevare nel
luogo e nel momento ideali senza compromettere la maturazione e la
vitalità dei semi, rispettando la popolazione esistente e campionando
in modo da ottenere una buona rappresentatività della variabilità
genetica presente.
Il materiale così raccolto viene tempestivamente consegnato alla
banca dove prendono avvio le diverse fasi di trattamento. I lotti
vengono analizzati e selezionati per eliminare i semi vani o quelli
infestati da patogeni. Questo tipo di lavoro richiede molta pazienza e
accuratezza delle operazioni per evitare di conservare campioni di
germoplasma non vitali o con contaminazioni latenti.
Durante questi passaggi i semi, se nelle condizioni ideali di
maturità morfo-fisiologica, possono essere separati dai frutti ed
essere sottoposti a dei test. Uno di questi è il test di valutazione
del contenuto idrico interno (moisture content), importante per
comprendere se si tratta di semi ortodossi (con % di umidità
all’equilibrio comprese tra 12-15%), di semi recalcitranti (con % di
umidità > 70%) o di semi intermedi (40-50%).
Il contenuto di umidità è fondamentale per stabilire la tipologia di
conservazione da mettere in atto, individuare la tolleranza alla
disidratazione, i tempi e i modi per realizzarla e la longevità stimata
dei campioni collezionati.
Se il campione di germoplasma a disposizione è insufficiente si procede
alla rigenerazione delle piante cercando di stimarne pure la
germinabilità e procedendo alla rigenerazione in vivaio. I semi
germinati in laboratorio vengono così trasferiti al vivaio dove sono
seguiti nelle fasi di crescita fino alla fioritura delle piante e alla
loro disseminazione. La nuova generazione di semi permetterà di
iniziare tutti i test utili anche per una corretta redazione dei
protocolli di riproduzione. Il laboratorio della banca del germoplasma
è la struttura indispensabile per preparare i substrati destinati ai
test di germinazione, analizzare la vitalità dei lotti, valutare il
contenuto di umidità, e per tutte le operazioni di trattamento e
condizionamento del germoplasma.
Le apparecchiature e le competenze specifiche dell’Università di
Torino completano l’apporto delle conoscenze, indagando a livello
genetico sulla variabilità delle popolazioni e sui possibili metodi
alternativi di rigenerazione (ad esempio: micropropagazione e
riproduzione in vitro).
Le procedure: L’essicazione
La fase più delicata nella gestione delle accessioni è la
disidratazione dei semi. Si tratta di un processo piuttosto lungo (può
durare anche molti mesi) che per essere eseguita correttamente comporta
una conoscenza approfondita della morfologia dei tegumenti e di tutti i
parametri fisiologici coinvolti nello sviluppo e nella maturità del
seme. Gli stadi di sviluppo dalla fecondazione dell’ovulo all’emergenza
della radichetta sono infatti fortemente condizionati da fattori di
natura meccanica, chimica, morfologica e fisiologica. Tali fattori
possono agire a favore della germinazione ma anche, in condizioni non
favorevoli, innescare dormienze più o meno difficili da gestire.
Le barriere alla germinazione possono perciò essere interpretate
come delle forme di difesa e di sopravvivenza attivate dalle piante per
superare i momenti critici e le condizioni ambientali più sfavorevoli:
costituiscono le strategie per la conservazione della specie e per la
trasmissione del DNA alla discendenza.
L’essicazione avviene in una camera appositamente concepita
all’interno della quale i valori di temperatura e di umidità relativa
sono mantenuti costanti (15-20°C e 15-20% UR). Ogni categoria di semi
(ortodossi, recalcitranti, intermedi) tollera un processo di
disidratazione differente, che se oltrepassato nei tempi e nei modi può
comprometterne la vitalità.
Un altro importante fattore da monitorare è lo stato di maturazione del
seme: la sua esatta individuazione ci avverte sullo sviluppo completo
del seme e sulla sua tolleranza alla perdita di acqua. Una volta che il
seme è divenuto igroscopico (cioè pronto per la disidratazione) è
necessario ridurre al minimo le variazioni di umidità dell’ambiente in
cui si trova, rispettando i suoi tempi di disidratazione e monitorando
periodicamente la sua variazione di peso fino al valore predefinito.
La disidratazione dei semi rappresenta ancora oggetto di dibattito e
di sperimentazione nell’ambito degli Enti di ricerca e, per questo, le
metodologie seguite possono essere anche piuttosto diverse tra loro. In
alcuni casi è stata messa a punto anche una forma di liofilizzazione
più o meno spinta che ha fornito risultati più che soddisfacenti e che
presto adotteremo ai fini sperimentali in collaborazione con il
Conservatoire Botanique National Méditerranéen di Porquerolles (CBNMP).
Le procedure: Il confezionamento
Raggiunta la percentuale di umidità interna ideale per garantire la
vitalità dei semi si procede al loro confezionamento. Anche questo è un
passaggio che richiede accuratezza e precisione e che può essere
eseguito con modalità diverse. In taluni casi si fa uso di buste di
alluminio multistrato, in altri di arbarelle di vetro con guarnizione
in gomma naturale, in altri di provette di vetro chiuse alla fiamma con
ossigeno-propano. La nostra banca ha deciso di seguire il modello del
CBNMP avvalendosi di vials e boccette in vetro pirex ad uso
farmaceutico, con chiusura ermetica. I lotti più piccoli contenuti
nelle fialette vengono inoltre introdotti in contenitori in plastica
pratici per la classificazione e antiurto. All’interno delle fialette
vengono riposti i semi, un setto di cotone idrofobo e uno strato di
alcuni centimetri di silica gel. Questo ultimo è uno strumento
fondamentale per il controllo periodico delle accessioni e la
valutazione del loro stato di disidratazione. Infatti, il viraggio dal
giallo all’azzurro di tale sostanza indica senza ombra di dubbio una
presenza di umidità proveniente dai semi (magari non ben disidratati) o
dall’esterno (e allora può trattarsi di un problema di sigillo non
ermetico).
Le procedure: Lo stoccaggio
La collocazione delle accessioni nelle celle frigo rispecchia il
quantitativo di semi a disposizione e la possibilità di creare una
collezione di base da congelare a -18°C e da monitorare periodicamente
(ogni 3-5 anni), destinata a periodi medio lunghi di conservazione, e
di una collezione attiva conservata a +4°C, utilizzabile per tutti i
fini di ricerca e di studio del germoplasma e riservata a restare nelle
celle per periodi più brevi. Lo spazio a disposizione nelle celle è
piuttosto limitato e dunque deve essere sfruttato nella maniera più
razionale possibile.
Il recupero dei lotti e delle accessioni deve essere concepito secondo
un ordine preciso dando la priorità all’anno di conservazione e ad
opportuni codici di riconoscimento.
In questa fase come in tutti gli altri passaggi l’ordine rappresenta
un imperativo assoluto e fondamentale per evitare di incorrere in
confusioni, perdita di materiale, di dati e di tempo.
Le procedure: I test di vitalità
Per preservare inalterato il potere germinativo del plasma è
necessario che i semi conservati sviluppino, germinando, piante
complete in grado di riprodursi, anche dopo svariato tempo.
Questa importante valutazione viene fatta attraverso l’avvio di test
che misurano la percentuale e la velocità di germinazione. Essi sono
condotti, nel caso si tratti di specie già studiate, seguendo appositi
protocolli che indicano passo passo le modalità cui sottoporre i lotti
in termini di trattamenti, di condizionamento idrico, termico e di
fotoperiodo, nonché le eventuali procedure preventive per il
superamento delle dormienze.
L’analisi dei risultati attraverso curve e funzioni conduce
all’interpretazione degli aspetti meno conosciuti e alla pianificazione
delle nuove azioni da mettere in atto nella ricerca. L’adozione di
altri test di supporto, come ad esempio quello del TTC
(trifeniltetrazolo cloruro), contribuisce ad individuare lo stato di
vitalità dei tessuti e dell’embrione.
Le procedure: La rigenerazione Questa procedura si applica nei seguenti casi:
- quando la disponibilità di semi stoccati nelle celle è troppo
bassa; * quando è necessario effettuare dei test di germinazione e non
si dispone di campioni sufficientemente grandi e rappresentativi per
delle valutazioni statistiche; * quando è necessario determinare la
specie per fugare i dubbi emersi durante la raccolta del germoplasma; *
quando si vuole destinare la specie ad attività di ripristino
ambientale o al recupero di habitat minacciati.
Il tipo di scelte pianificate comporta il difficile passaggio dagli
ambienti sterili e controllati del laboratorio, dove i semi germinati
sono ripicchettati su un substrato sterile e in condizioni ambientali
artificiali, alle strutture del vivaio. Tale transizione è estremamente
delicata e se condotta senza le dovute precauzioni può seriamente
compromettere la levata e il successivo sviluppo delle piantine.
Il trasferimento dalla camera di coltura ai tunnel ed alle serre del
vivaio necessita quindi di un’efficientissima organizzazione del lavoro
e degli spazi a disposizione ed un’intesa ottimale tra il curatore
della banca e quello del vivaio e tra quest’ultimo e la sua squadra di
operatori.